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L’Opera ed il Centro
«Mi viene domandato un pensiero, un commento a questo “rapporto” fra
l’Opera ed il Centro educativo “Credidimus Charitati”, nato -
certamente - nello spirito dell’Opera medesima. A dire il vero,
il Centro - pur nato per una precisa volontà dell’Opera e quindi anche
mia - io l’ho vissuto più come uno “spettatore” che come un
“protagonista”; e questo è avvenuto perché dopo tante esperienze
sentivo il bisogno di lasciar fare più alla Divina Provvidenza e meno
alla mia iniziativa personale.
E così è stato. Il Centro con tutta la sua vita interna - fatta
naturalmente di alti e bassi - ha dimostrato di ricevere quasi
impercettibilmente un’impronta, una marcatura profonda tale da farne un
luogo dove aleggia - invisibile - l’ombra protettrice della
Provvidenza; che si esprime soprattutto in un senso di famiglia che
tiene legate le persone fra di loro e il Centro stesso, al di là dei
meriti e delle capacità di ciascuno; dove la “storia” che si vive
insieme fa apparire - fra le sue maglie - un’Azione nascosta e fino
allora imprendibile. Lo spirito dell’Opera - bisogna constatarlo - ci
abitua a prendere maggiore dimestichezza con la vera misura delle nostre
persone che hanno molti
limiti; specie se visti in relazione alle esigenze di una paternità -
quella di Dio - che vuole esprimersi attraverso di noi e di cui ,
appunto, siamo chiamati a diventare semplici strumenti. Nella vita di
Don Facibeni, la donazione di sé stessi rappresentava un punto
essenziale; spesso citava l’espressione “sangue del cuore” come se
questa donazione non potesse essere piena e totale senza questa
effusione interiore di “sangue”.»
Don Corso
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